
Giovedì 14 maggio 2026 quattro classi terze dell’Istituto Luosi Pico di Mirandola (MO), guidate dal professor Angelo Tucci, sono state ospiti della Comunità “Nel Villaggio” (Bologna), per un incontro nell’ambito del progetto Belong volto all’inclusione e all’integrazione sociale degli adolescenti rifugiati.
I ragazzi, nei mesi precedenti avevano approfondito teoricamente il tema migratorio da un punto di vista giuridico e storico, e l’incontro è stata un’occasione di incontro e confronto con i ragazzi MSNA ospiti della Comunità.
Riportiamo a seguire alcune la riflessione che hanno lasciato al termine della giornata:
“Il Villaggio del Fanciullo non è una struttura qualunque. È un posto che accoglie minori stranieri non accompagnati. Ragazzi come noi, ma che hanno attraversato il mare, la solitudine, la paura. Qui vengono fatti crescere, anche scolasticamente.
Abbiamo incontrato Padre Giovanni Mengoli, il direttore. Ci ha spiegato le leggi, ma soprattutto ci ha raccontato storie. Storie vere. Storie che ti entrano dentro. Accanto a lui, il vicedirettore, Andrea Buccoliero, ci ha mostrato il funzionamento del centro: come ci si sveglia la mattina, come si studia, come si ricomincia a vivere. Dalle dieci di mattina fino a mezzogiorno e mezzo abbiamo ascoltato e dialogato. Nessuno guardava l’orologio. Perché quando l’altro ti parla davvero, il tempo si ferma.
Poi il pranzo al sacco dentro il parco. (…) E dopo… dopo è successa la magia.
Abbiamo giocato. Calcio, soprattutto. Ma anche pallacanestro e pallavolo. E non erano le solite partite. C’erano partite miste – noi e i ragazzi del centro nella stessa squadra – e partite non miste, per il gusto di sfidarsi da pari a pari. Non c’erano più “noi” e “loro”. C’erano solo ragazzi che correvano, sudavano, ridevano e a volte si arrabbiavano per un goal o un fallo. Come succede dappertutto. Come succede tra amici. Alla fine, tornando sul pullman, qualcuno era stanco, qualcuno pensieroso. Nessuno parlava tanto. Ma negli occhi avevamo qualcosa di nuovo: non avevamo solo incontrato l’altro. Per qualche ora, eravamo diventati l’altro.
E forse è proprio questo il senso (…) non imparare sull’altro, ma imparare con l’altro. Non guardare da lontano, ma scendere in campo – letteralmente.”


