“Crescere Nonostante”, modello educativo che unisce giustizia riparativa, comunità e sostegno ai figli delle persone detenute

Il progetto “Crescere Nonostante” è stato al centro del confronto promosso a Parma nell’ambito dell’iniziativa dedicata alla giustizia riparativa e ai programmi di reinserimento comunitario, organizzata dal Garante regionale delle persone private della libertà personale, Roberto Cavalieri.

Nel corso dell’appuntamento, Davide Nora, responsabile del progetto per CEIS A.R.T.E., ha illustrato l’esperienza maturata tra Modena e Bologna, proponendo una riflessione che parte da una domanda tanto semplice quanto decisiva: “Chi si prende cura delle vittime invisibili del sistema penale?”

La presentazione ha posto al centro una realtà spesso poco considerata: quella dei figli delle persone detenute.

Attraverso l’esempio simbolico di un bambino che vede improvvisamente cambiare la propria vita a causa della detenzione di un genitore, Nora ha evidenziato come questi minori siano spesso costretti a confrontarsi con conseguenze emotive, relazionali e sociali molto profonde pur non avendo alcuna responsabilità rispetto al reato commesso.

Il progetto “Crescere Nonostante” nasce proprio da questa consapevolezza: intervenire sui danni indiretti prodotti dalla detenzione e offrire ai bambini e ai ragazzi opportunità educative, relazionali e di crescita.

Uno dei temi centrali affrontati durante l’incontro di Parma è stato il rapporto tra il progetto e i principi della giustizia riparativa.

Nella presentazione è stato evidenziato come la giustizia tradizionale concentri la propria attenzione prevalentemente sul reato e sulla violazione della norma, mentre la giustizia riparativa sposta il focus sulle relazioni danneggiate e sulle conseguenze che il reato produce nelle persone e nelle comunità.

L’obiettivo non è soltanto interrogarsi su quale norma sia stata infranta, ma comprendere chi abbia subito le conseguenze di quella frattura e come sia possibile ricostruire legami e opportunità.

Particolare attenzione è stata dedicata al concetto di danno secondario, ossia a quell’insieme di conseguenze che colpiscono familiari e figli delle persone detenute.

Secondo l’impostazione proposta da “Crescere Nonostante”, lo stigma non rappresenta soltanto un problema individuale ma una vera e propria frattura comunitaria. La marginalizzazione sociale, il senso di vergogna, l’isolamento e le difficoltà relazionali rischiano infatti di compromettere il percorso di crescita dei minori e di alimentare nuove forme di esclusione.

Per questo il progetto considera fondamentale il coinvolgimento dell’intera comunità educante.

Davide Nora: “Crescere Nonostante si configura come un vero e proprio ‘ponte riparativo’. L’intervento non si concentra sul reato, né sulla persona detenuta in quanto tale, ma sulle possibilità di crescita e di sviluppo dei figli e delle famiglie coinvolte. L’obiettivo è ricostruire legami, rafforzare competenze educative e creare occasioni di partecipazione che consentano ai minori di non essere definiti dalla condizione detentiva del proprio genitore”.

“Un altro elemento qualificante del progetto – ha sottolineato Nora – riguarda la necessità di contrastare lo stigma e dare voce ai soggetti coinvolti. Secondo l’approccio di ‘Crescere Nonostante’, i figli delle persone detenute non devono essere considerati soltanto destinatari di interventi, ma protagonisti di percorsi capaci di valorizzarne desideri, talenti, capacità e aspirazioni. L’educazione diventa così uno spazio di riconoscimento e di partecipazione, nel quale bambini e ragazzi possono costruire una narrazione diversa della propria esperienza. Siamo convinti che riparazione non possa essere affidata esclusivamente ai singoli individui. Scuole, servizi sociali, associazioni, istituti penitenziari, università e terzo settore sono chiamati a condividere una responsabilità comune. La comunità diventa quindi parte integrante del processo riparativo, contribuendo a creare contesti accoglienti e opportunità concrete per i minori e le loro famiglie”.

Nel suo intervento, Davide Nora ha quindi evidenziato il concetto di riparazione anticipatoria. “L’idea è che intervenire precocemente sui bisogni educativi, relazionali ed emotivi dei figli delle persone detenute possa interrompere la trasmissione intergenerazionale del danno, riducendo il rischio di esclusione sociale e favorendo percorsi di crescita positivi. Le attività educative, il sostegno psicologico, il lavoro sulla genitorialità e la costruzione di reti territoriali rappresentano, in questo senso, strumenti concreti di prevenzione. La vera riparazione non consiste nel cancellare il passato, ma nel creare le condizioni affinché il futuro torni ad essere possibile. È in questa prospettiva che si colloca l’impegno di Crescere Nonostante: sostenere bambini, ragazzi e famiglie che vivono l’esperienza della detenzione di un genitore, costruendo percorsi educativi, relazioni di cura e opportunità capaci di trasformare una situazione di fragilità in una possibilità di crescita e di cambiamento.”