Vela solidale 2026: undici ospiti del CEIS in mare all’Isola d’Elba

Ben undici dei quindici partecipanti all’ottava edizione del progetto “Vela Solidale – La navigazione come esperienza educativa e riabilitativa” erano ragazze e ragazzi seguiti dal CEIS. Un numero che racconta meglio di ogni altra parola il valore di questa iniziativa e la fiducia che le comunità del nostro Centro ripongono in essa.

La Vela Solidale nasce dall’esperienza di Parole Diverse, centro per la relazione di aiuto di Forlì, che dal 2018 promuove settimane di navigazione per adolescenti fragili, sostenute da bandi della Regione Emilia-Romagna e da AICS. Il progetto si inserisce in una rete regionale che comprende servizi pubblici, ASL, cooperative e comunità di accoglienza socio-educative tra cui il CEIS, partner di riferimento per l’invio di ragazze e ragazzi in difficoltà, con sospensione della responsabilità genitoriale o con esperienze migratorie traumatiche.

I destinatari hanno tra i 15 e i 18 anni e vivono condizioni di vulnerabilità sociale, difficoltà relazionali o percorsi migratori. La navigazione non ha finalità sportive o agonistiche: è uno strumento educativo e riabilitativo ispirato ai principi dell’Outdoor Education e delle metodologie Nature Based, con comprovati effetti positivi sulla salute fisica, mentale e sulle capacità relazionali.

L’edizione 2026 si è svolta dal 17 al 22 giugno, con partenza e ritorno da Piombino e navigazione a vela intorno all’Isola d’Elba. A bordo di tre imbarcazioni da altura, la responsabile del progetto, Francesca Focardi, una psicologa e i relativi skipper, quindici minori – otto maschi e sette femmine -hanno condiviso sei giorni di mare aperto. Per CEIS erano “rappresentate” Eureka e Zora (comunitarie integrate), Oikos e Coccinella (educative femminili), Corte e Casa sull’albero (educative maschili), Maggiolino (terapeutica).

Il progetto è organizzato da Parole Diverse in collaborazione con l’APS La Rotta di Pelican. Rispetto alle edizioni precedenti, quella del 2026 è stata la più impegnativa: ogni giorno una nuova tappa, fino a Portoferraio, dove il gruppo è stato ospitato dalla comunità Exodus, realtà che costruisce i propri percorsi di riabilitazione proprio attorno alla barca a vela. Per la prima volta, il gruppo ha dormito tre notti all’ancora.

All’interno di ogni imbarcazione le interazioni sono necessariamente collaborative: ciascun partecipante svolge un ruolo attivo nella gestione della barca, sperimenta responsabilità reale, costruisce fiducia in sé e negli altri. La navigazione tra un porto e l’altro diventa così un laboratorio di condivisione e riflessione, mentre ogni approdo a terra offre l’incontro con figure che incarnano modelli educativi di impegno e autorealizzazione. Andar per mare diventa, in questo senso, navigare dentro sé stessi.

“Anche quest’anno abbiamo concluso la nostra navigazione e siamo molto soddisfatte – sottolinea Francesca Focardi -. È stata un’edizione riuscita: il gruppo allargato ha funzionato bene fin dal primo momento, e non sempre accade. Gli skipper si sono messi in relazione con i ragazzi in modo davvero efficace, e questo ha fatto la differenza. La scelta dell’Elba, nonostante la distanza, ci ha regalato qualcosa di inedito: dormire all’ancora per tre notti, lontano dai porti e dai turisti, cullati dal mare sotto le stelle. Un’esperienza che ha avuto un effetto calmante e benefico su tutti. I ragazzi, pur con le loro fragilità, sono stati bravissimi e collaborativi, contribuendo a creare quel clima affettuoso e giocoso che per noi rimane sempre uno degli obiettivi prioritari.”