“Noi, ragazzi del Servizio Civile Universale in visita a Monte Sole”

Asmaa, Desya, Elisa, Francesco, Giada, Giorgia, Maya e Marika svolgono il Servizio Civile Universale (SCU), nell’ambito dei progetti della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT). La loro attività è iniziata qualche mese fa presso il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia Onlus e la Cooperativa Sociale A.R.T.E. che opera su Modena, Parma e Bologna.

CEIS A.R.T.E. e CEIS Reggio Emilia, attraverso CEIS Formazione, si occupano della formazione prevista dal progetto. Il SCU si svolge presso strutture per il recupero dalla tossicodipendenza, per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, per centri di osservazione e diagnosi in area dipendenze, per comunità educative educativa integrata dedicate a minori accolti fuori famiglia. La formazione prevede incontri in presenza, a distanza, lavori di gruppo e individuali presso le strutture, visite in luoghi significativi.

Di seguito, il racconto da parte dei ragazzi della visita a Monte Sole, svolta durante le attività di formazione curate da Massimo Becchi (presidente di Arci Servizio Civile di Reggio Emilia dal 2001).

 

Stragi civili: per non dimenticare Monte Sole

“Per molti la collina di Monte Sole è un’oasi pacifica. Per noi, giovane gruppo del Servizio Civile Universale (SCU) è stato un processo di consapevolezza e confronto. Abbiamo iniziato l’attività il 25 maggio scorso presso due realtà della Federazione: il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia Onlus e la Cooperativa Sociale A.R.T.E. che opera su Modena, Parma e Bologna.

Forse vi chiederete che cos’è il servizio civile e perché proprio questo luogo. Il servizio civile nasce come alternativa alla leva militare obbligatoria, per la difesa non armata della Patria. Il percorso del SCU prevede una parte di formazione cosiddetta ‘generale’ che avvicina I volontari al significato del servizio civile stesso. Durante la formazione generale abbiamo visitato la collina di Monte Sole, e la ragione è che gli eventi accaduti qui non sono largamente noti ai più, e raramente ricordati, ma fortemente collegati al senso del nostro servizio.

Nell’autunno del 1944, questo fondamentale crocevia tra Firenze e Bologna è stato scenario di un eccidio che ha visto come vittime civili innocenti, e come carnefici l’esercito tedesco capitanato dal generale austriaco Reder.

Ciò che rende questa strage particolarmente cruenta è il motivo per cui è avvenuta, le circostanze, l’età e il genere delle vittime oltre alla dissacrazione, soprattutto, dei luoghi sacri di culto. Le grotte di Monte Sole, e la sua conformazione topografica, offrivano un rifugio ideale ai partigiani, in particolare al gruppo della Stella Rossa, i quali oltre a rifugiarsi venivano aiutati e sostentati dalla popolazione locale, nonostante l’alto rischio che questo comportava. Ripercorrendo le tappe fondamentali della strage, abbiamo vissuto con partecipazione, e appreso attraverso le testimonianze di giovani casualmente sopravvissuti alla strage, la serie di eventi che si sono susseguiti, causando la morte di quasi mille abitanti tra donne, anziani e bambini.

Nella prima tappa della risalita ci siamo soffermati a ragionare sulla conformazione geografica del territorio per comprendere il motivo per cui Monte Sole è stato scelto come scenario.

Per la seconda tappa ci siamo fermati tra i ruderi del vecchio paese (attualmente patrimonio UNESCO), dove il massacro ha avuto inizio; leggendo le testimonianze, sedendo tra i resti degli edifici, sembrava di essere al centro di quelle orribili scene, di poter sentire personalmente il dolore e la disperazione dei presenti.

Abbiamo proseguito per la terza tappa presso i resti della chiesa, ancora consacrata, dove la strage ha visto la sua seconda fase. I soldati si sono introdotti al suo interno dove hanno consumato un’altra atrocità, inveendo contro il sacerdote e le persone più deboli che avevano cercato rifugio nel tempio, credendo fosse questo un luogo sicuro e neutrale. Successivamente, hanno raggruppato e costretto a marciare fino al cimitero, tra urla e pianti, tutti i presenti in grado di muoversi autonomamente, luogo dell’ultima tappa. Tra le mura di quest’ultimo, si è consumata l’ultima fase dell’eccidio che prevedeva un plotone di esecuzione: qui i civili venivano messi all’angolo e mitragliati. Nelle pareti è ancora possibile trovare i fori e i resti dei proiettili, che rendono ancora più incisiva quest’esperienza.

Ci siamo chiesti come fosse possibile che ragazzi della nostra età o addirittura più giovani, siano stati capaci di commettere atti così efferati, con una freddezza e un automatismo disumani. Questo ci ha portato a riflettere ancora di più su ciò che accade anche oggi nel mondo, sulle nostre scelte e l’importanza che dà il nostro contributo all’esperienza del servizio civile e alla vita quotidiana. Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso, scegliendo dunque di mettere a disposizione le nostre risorse e il nostro tempo per comprendere le fragilità e cercare di affrontarle.

L’esperienza di Monte Sole, vissuta con una consapevolezza diversa, e raccontata in maniera più realistica e coinvolgente a livello sensoriale ed emotivo, l’impatto che ha causato in noi è stato inaspettatamente forte e carico di rimandi e riflessioni.

Ricordare le sofferenze del passato aiuta a riflettere sul presente e a progettare un futuro migliore: la speranza è che ognuno di noi, insieme e grazie agli altri, possa costruire le basi per un domani consapevole e solidale, attento ai bisogni di ciò che ci circonda.

Se all’inizio quello che ha spinto alcuni, se non la maggioranza di noi, a fare domanda per il servizio civile, sono stati motivi legati all’aspetto lavorativo, tra cui la possibilità di fare esperienza, di incontrare il mondo del lavoro, stringere rapporti, conoscere nuove prospettive etc… quello che ad oggi invece ci esorta ad andare avanti è il materiale ed il bagaglio umano che ci sta lasciando questa esperienza. Un bagaglio umano che va al di là del mero aspetto materiale e ci tocca nei nostri aspetti più intimi e profondi. Per questo motivo consigliamo ai coetanei di affrontarla come esperienza e di coglierla come occasione per crescere sotto ogni aspetto”.

 

 

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