
Nel corso del 2025 l’impegno del CEIS nella prevenzione e nel contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) si è articolato su più livelli e territori. Accanto alle tre iniziative attive nel modenese – “Scommetti su di te”, “Un Argine all’Azzardo” e “Lascia e Raddoppia” – e ai progetti sviluppati a Parma nell’ambito di “Non è un gioco”, l’azione si è caratterizzata anche per il percorso educativo portato nelle scuole attraverso lo spettacolo–conferenza “Il metodo infallibile” di Federico Benuzzi.
Un insieme di interventi diversi ma complementari, che uniscono prevenzione, informazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo comune di rafforzare la consapevolezza sui rischi dell’azzardo e promuovere strumenti culturali e educativi capaci di contrastarne la diffusione.
“Il metodo infallibile” – spettacolo portato con successo da Benuzzi in giro per l’Italia – nel modenese ha già incontrato centinaia di studenti delle scuole secondarie del territorio, diventando uno strumento originale e incisivo di prevenzione sul gioco d’azzardo e sulla ludopatia. Un percorso realizzato appunto in collaborazione con il CEIS, che ha portato il tema dell’azzardo dentro le aule scolastiche, utilizzando un linguaggio capace di unire rigore scientifico e coinvolgimento teatrale. Il progetto ha coinvolto il Liceo Scientifico Statale “Wiligelmo” e la Scuola Secondaria di primo grado “Italo Calvino”, quindi la Scuola Secondaria di primo grado “G. Ferraris”; lo spettacolo è arrivato anche all’Istituto di Istruzione Superiore “Adolfo Venturi”, ospitato nell’aula magna del Liceo Classico e Linguistico “Muratori – San Carlo”.
Il 27 gennaio è già in calendario un nuovo appuntamento alla Secondaria “G. Ferraris”.
“Il metodo infallibile” nasce dalla convinzione che il gioco d’azzardo non sia un passatempo innocuo, ma un fenomeno profondamente dannoso. Come ricorda anche Benuzzi nel corso dello spettacolo, il gioco d’azzardo crea assuefazione, assorbe tempo ed energie, genera crisi di astinenza e può compromettere relazioni affettive, percorsi scolastici e lavorativi, fino ad avvicinare contesti deviati. Pur nella diversità delle storie personali, l’esordio della dipendenza presenta quasi sempre elementi comuni: facile accessibilità al gioco, meccanismi di condizionamento, distorsioni cognitive legate alla gestione degli eventi casuali e la rincorsa delle perdite.
Il cuore dello spettacolo è l’uso della matematica come strumento educativo e preventivo. Attraverso esempi concreti, paradossi e dimostrazioni, vengono affrontati concetti chiave come probabilità, frequenza, vincita media, rendimento ed aspettativa matematica. Si smontano così molte delle false credenze che alimentano il gioco: l’illusione della “quasi vincita”, l’idea che il passato possa influenzare eventi futuri, la convinzione di poter controllare il caso. Fino ad arrivare alle conseguenze del teorema dei grandi numeri, che mette definitivamente in discussione il mito del colpo fortunato.
“Il messaggio che emerge con forza – sottolinea Benuzzi – è che l’analfabetismo matematico rappresenta uno dei fattori che favoriscono la diffusione del gioco d’azzardo patologico. Al contrario, una solida cultura scientifica costituisce un importante fattore di protezione: lo dimostrano anche i dati OCSE, secondo cui all’aumentare delle competenze matematiche diminuisce la spesa in gioco d’azzardo. Comprendere i numeri significa, dunque, acquisire strumenti per fare scelte più consapevoli, responsabili e libere. L’esperienza nelle scuole ha mostrato un interesse trasversale da parte degli studenti, dai più giovani delle secondarie di primo grado – spesso poco consapevoli dei meccanismi dell’azzardo – fino agli studenti più grandi. Un’attenzione che contribuisce anche a valorizzare il lavoro degli insegnanti, in particolare di matematica, rafforzando il ruolo della scuola come presidio educativo fondamentale nella prevenzione”.
“I messaggi principali che mi propongo di far passare – spiega Benuzzi – sono essenzialmente tre, molto semplici. Primo: certe strutture esistono perché qualcuno ci guadagna. Nessuno di noi è speciale o particolarmente fortunato. Quindi gioca poco, pochissimo, meglio niente. Se proprio lo fai, una volta sola. Se vinci, scappa. Se perdi, scappa lo stesso. Secondo: la cultura ti difende. Studia, informati, educati. Invece di giocare, investi su di te. Terzo: serve anche un’azione politica e personale. Se entri in un bar per un caffè e vedi le macchinette, esci e vai altrove. Cultura, educazione e contesto contano moltissimo. L’Europa oggi spinge per la lotta alla ludopatia: bisogna insistere, senza abbassare mai la guardia”.


