L’esperienza CEIS a “All for one, One for all!”, la conferenza EFTC

Alcuni colleghi hanno preso parte, a Bruxelles, a “All for one, One for all!”, la XX conferenza European Federation of Therapeutic Communities, una rete europea di organizzazioni che si occupa del trattamento e del recupero dalle dipendenze.

Di seguito, alcune considerazioni al termine dell’esperienza.

Partire per una conferenza europea è sicuramente un’esperienza interessante. Si parte con l’idea di incontrare persone provenienti da tutta Europa, ascoltare pratiche innovative, scoprire approcci rivoluzionari e, possibilmente, tornare a casa con almeno due nuove idee capaci di cambiare il modo di lavorare.

Dal 21 al 24 settembre siamo partiti in 5 per andare alla XX Conferenza della European Federation of Therapeutic Communities (EFTC) a Bordeaux. Il viaggio era iniziato in realtà l’anno prima quando, l’Area Progetti e Ricerca e le due Aree Tossicodipendenza, hanno deciso quali temi candidare alla call of paper. I temi individuati erano due: il progetto Artemisia e l’uso dell’EMDR nei percorsi di uscita dalla dipendenza.

La conferenza, ricca di contenuti, ha previsto diverse sessioni parallele e la decisione del gruppo è stata di dividersi in modo da seguire quanti più interventi possibili.

“Dopo qualche presentazione, qualche acronimo e una buona dose di inglese pronunciato con accenti internazionali, inizi a farti una domanda – scrive Riccardo Gardinali, responsabile della Comunità Artemisia -: ma noi, in Italia, questa cosa non la facciamo già? La cosa più sorprendente, forse, è proprio questa: l’esperienza italiana, soprattutto quella costruita nei servizi e nelle comunità, sembra spesso molto più concreta e integrata rispetto a quanto ci si immagina. Mentre qualcuno presenta come innovativa l’idea di mettere insieme intervento clinico, dimensione sociale, lavoro di équipe e attenzione alla persona, noi italiani ci guardiamo negli occhi e ci diciamo ‘ma noi, questa cosa, non la facciamo già?’ Siamo maestri nel fare cose complesse con risorse discutibili, personale stanco e riunioni fissate alle 14 che dovevano durare un’ora e che finiscono alle 18. Forse proprio questa necessità ci ha portati a sviluppare una concreta cultura dell’intervento: lavorare sulla persona nella sua complessità, tenere insieme aspetti clinici, la quotidianità, le ricadute, i conflitti, le relazioni, la famiglia, l’autonomia e tutto ciò che nelle istruzioni operative sta sotto la voce ‘altro’. Dall’esperienza promossa da EFTC si impara molto, questo è indiscutibile: si incontrano esperienze interessanti, si ascoltano prospettive diverse e si raccolgono idee. Al tempo stesso si scopre che non siamo sempre noi a dover guardare in alto per capire dove andare.”

“La partecipazione al congresso ha permesso di confrontarsi con professionisti e realtà differenti nell’ambito delle comunità terapeutiche, offrendo diversi spunti di riflessione sul lavoro con le persone con problematiche di dipendenza e, più in generale, sul significato e sulle possibilità dell’intervento comunitario. Uno degli aspetti più interessanti emersi durante le giornate è stato proprio il confronto tra differenti prospettive sul lavoro nelle comunità terapeutiche. Pur partendo da approcci e modalità operative diverse, è stato possibile riconoscere alcuni elementi comuni: la centralità della relazione, il ruolo del gruppo, l’importanza della quotidianità come strumento educativo e terapeutico, la progressiva responsabilizzazione della persona e la necessità di costruire percorsi che tengano conto della storia e delle caratteristiche individuali – sottolinea Marco Taranto operatore della Comunità Airone -. Rispetto agli interventi presentati significativo è stato quello dedicato all’utilizzo dell’EMDR come supporto al trattamento all’interno delle comunità terapeutiche, presentato da Andrea Cavani. Il contributo ha permesso di approfondire il tema del trauma nel contesto delle dipendenze e, soprattutto, di riflettere sulla possibilità di integrare uno strumento terapeutico specifico come l’EMDR all’interno di un percorso comunitario più ampio. L’interesse per questo intervento è stato particolarmente rilevante anche in relazione al lavoro quotidiano, perché ha permesso di interrogarsi su come gli strumenti specifici per il trattamento del trauma possano dialogare con il lavoro educativo e terapeutico che viene svolto all’interno della comunità. Ne emerge una concezione nella quale i diversi livelli dell’intervento non si escludono, ma possono integrarsi: il lavoro individuale, quello gruppale, la dimensione educativa e la quotidianità comunitaria possono contribuire, ciascuno con le proprie caratteristiche, ad un percorso di cambiamento.”

A seguito di questo intervento abbiamo ricevuto il contatto, da parte di una studiosa dell’Università di Lund (Contea della Scania, Svezia) che sta portando avanti una ricerca per approfondire come vengano impiegate conoscenze, esperienza ed intuito nel lavoro sociale.

L’altro intervento è stata la presentazione, da parte di Riccardo Gardinali, della Comuntià Artemisia. La sessione parallela dedicata al trattamento delle donne si è contraddistinta per i pochissimi relatori (sono due, Italia e Irlanda, con Coolmine, realtà che conosciamo e con cui abbiamo già avuto diversi scambi) e i tanti interessati.

Moltissime le domande alla fine dei due interventi, su approcci, tempi, strumenti, professionalità e finanziamenti messi in campo. Questo di nuovo evidenzia come le azioni che portiamo avanti siano innovative e che meritino di essere analizzate e divulgate.

Un tema di grande interesse, e trasversale a tutta la conferenza, è stata la partecipazione dei cosiddetti peer worker (o ESP, diremmo in Italia, Esperti di Supporto tra Pari) nella presentazione degli speech, nell’organizzazione dell’evento, nella conduzione delle sessioni parallele. La figura dell’ESP, diffusa e consolidata in psichiatria, sta prendendo forma anche nell’ambito delle dipendeze, L’Area progettazione e ricerca è impegnata da anni nella costruzione di questo profilo professionale e vedere esperienze consolidate in Francia, in Portogallo, in Svezia è stato importante e ha permesso di accedere a nuovi contenuti.

“Al di là dei singoli interventi – continua Taranto – la conferenza ha permesso di riflettere sul valore della comunità terapeutica come spazio nel quale la relazione, il gruppo e la quotidianità possono diventare strumenti di cura. Il confronto con professionisti provenienti da contesti differenti ha permesso di riconoscere aspetti già presenti nel nostro modo di lavorare e, allo stesso tempo, di individuare nuovi spunti da approfondire e integrare nella pratica quotidiana. L’esperienza di Bordeaux ha avuto un valore anche oltre la dimensione formativa, offrendo l’opportunità di conoscersi meglio al di fuori del consueto contesto lavorativo e di condividere momenti informali. La convivenza durante il viaggio e le attività del congresso hanno favorito una maggiore conoscenza reciproca e un confronto più spontaneo, contribuendo a rafforzare le relazioni all’interno del gruppo. Il valore dell’esperienza non risiede quindi soltanto nei contenuti acquisiti durante il congresso, ma anche nella possibilità di tornare al lavoro quotidiano con nuovi spunti di riflessione, nuove domande e una maggiore consapevolezza rispetto alla complessità del lavoro comunitario. Il confronto con altre prospettive ha permesso di valorizzare ciò che già appartiene alla nostra pratica e, allo stesso tempo, di aprire nuove possibilità di approfondimento e di crescita professionale.”

Riferire della partecipazione a questi eventi fa parte del processo di diffusione che l’Area Progetti e Ricerca cerca di realizzare in modo condiviso, dando voce ai punti di vista dei partecipanti.

Il prossimo appuntamento internazionale sarà la Conferenza dell’European Working Group On Drug-Oriented Recovery Research – EWODOR, che ha un approccio altamente scientifico e al quale stiamo considerando di portare una ricerca interna sul valore percepito dal personale educativo proprio nelle pratiche scambio, mobility e learing by travel e che coinvolgerà tutti coloro che sono stati coinvolti in queste azioni dalla fine del 2024 ad oggi.