Tre proposte per rafforzare il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati

L’inaugurazione di Karé, il nuovo centro polifunzionale dedicato ai minori in condizione di fragilità e ai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), è stata anche l’occasione per rilanciare alcune riflessioni e proposte sul sistema di accoglienza. Il progetto, promosso da DoMani Cooperativa Sociale con CEIS A.R.T.E. tra i partner, ha aperto le sue porte a Bologna negli spazi di via Pontevecchio 6.

Durante l’inaugurazione, Angelo Dattilo, presidente di DoMani e direttore del centro, insieme a Giovanni Mengoli, presidente del Consorzio Gruppo CEIS, hanno evidenziato tre nodi centrali che oggi caratterizzano il sistema di accoglienza dei MSNA e su cui si propone di avviare un confronto istituzionale.

 

Un coordinamento regionale dei flussi interni di MSNA

Nonostante il calo degli sbarchi nel Mediterraneo, il flusso interno di minori stranieri non accompagnati che dal Sud Italia si spostano autonomamente verso le regioni del Nord, tra cui l’Emilia-Romagna, non è diminuito. Si tratta di un fenomeno spesso non governato, lasciato all’iniziativa dei ragazzi stessi, che decidono dove dirigersi per ragioni diverse, tra cui la ricerca di opportunità lavorative o di reti di connazionali.

Questa mobilità spontanea mette frequentemente sotto pressione il sistema di accoglienza territoriale, sia per le caratteristiche dei minori in arrivo sia per i picchi improvvisi di presenze. In Emilia-Romagna il sistema si articola tra accoglienze SAI ed extra-SAI, ma la mancanza di un coordinamento strutturato rende più complessa la gestione dei flussi.

Pur riconoscendo che il governo complessivo del sistema di accoglienza dovrebbe spettare principalmente al livello nazionale, Dattilo e Mengoli hanno sottolineato come, in assenza di una regia centrale efficace, sarebbe auspicabile che la Regione provasse a strutturare un coordinamento delle accoglienze. Un coordinamento che coinvolga enti locali e gestori dei servizi, con l’obiettivo di evitare che siano i ragazzi a doversi orientare da soli nel sistema e a decidere dove andare.

 

Percorsi più flessibili per formazione e inserimento lavorativo

Un secondo punto riguarda l’urgenza di costruire percorsi più efficaci di formazione e inserimento lavorativo per i minori stranieri non accompagnati. Molti dei ragazzi che arrivano sui territori del Nord Italia sentono la necessità di trovare rapidamente un lavoro, sia per contribuire al reddito delle famiglie rimaste nel Paese d’origine sia per restituire i debiti contratti durante il viaggio.

Il lavoro rappresenta quindi una priorità concreta. Quando questa esigenza non trova risposta, i ragazzi rischiano di diventare vulnerabili allo sfruttamento lavorativo o di essere attratti da circuiti illegali.

Pur riconoscendo gli sforzi compiuti dalla Regione Emilia-Romagna, è stato evidenziato come il sistema attuale di formazione e avviamento al lavoro sia spesso “ingabbiato” in regole troppo rigide, poco aderenti sia alle caratteristiche di questo target sia alle esigenze del mondo produttivo. In molti casi, inoltre, le norme non consentono ai minori di essere assunti prima del compimento della maggiore età.

Per questo è stata avanzata la proposta che la Regione studi forme di formazione e inserimento lavorativo più flessibili, in grado di adattarsi alle esigenze dei ragazzi e allo stesso tempo di rispondere alle richieste delle imprese del territorio.

 

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Un sistema di accoglienza fragile e il ruolo dei centri semiresidenziali

Il terzo punto riguarda la struttura stessa del sistema di accoglienza dei MSNA. Le nuove tariffe del sistema SAI previste dal Governo per la triennalità 2026-2028 consentono principalmente due tipologie di accoglienza: gruppi appartamento ad alta autonomia con pochi posti e una copertura educativa limitata, oppure strutture più grandi in grado di garantire la presenza notturna degli educatori.

Questa configurazione rischia di rendere il sistema complessivamente fragile, con difficoltà nel rispondere in modo adeguato ai bisogni educativi dei minori e con conseguenze anche sulla motivazione degli operatori sociali e degli educatori che lavorano nel settore.

In questo quadro, progetti come Karé – centri semiresidenziali attivi nella fascia diurna – possono rappresentare un supporto importante all’accoglienza. Offrendo attività educative, formative e di socializzazione durante il giorno, questi spazi rafforzano la presa in carico dei ragazzi e contribuiscono a rendere più sostenibile il lavoro degli educatori, che spesso si confrontano con situazioni complesse ma anche con risultati e soddisfazioni significative.

L’auspicio espresso dai promotori è che, dopo un periodo di sperimentazione e alla luce dei risultati che già si iniziano a intravedere, iniziative come questa possano entrare stabilmente nel sistema strutturato dei servizi dedicati ai minori stranieri non accompagnati, attraverso forme di finanziamento adeguate.

 

L’inaugurazione di Karé

Il progetto Karé, avviato nel novembre scorso e operativo fino a ottobre 2028, ha sede in via Pontevecchio 6 a Bologna, all’interno di una struttura concessa in comodato d’uso gratuito dalla Fondazione Opera Monsignor Nascetti.

L’iniziativa è sostenuta da tre co-finanziatori: Impresa Sociale Con i Bambini, Arcidiocesi di Bologna e la stessa Fondazione Opera Monsignor Nascetti.

Il partenariato coinvolge sette soggetti: DoMani Cooperativa Sociale (capofila), CEIS A.R.T.E. Cooperativa Sociale, Rupex ASD, Salesiani per il Sociale, Università di Bologna – Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin, ASP Città di Bologna e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità – USSM Bologna.

Una rete che unisce privato sociale, ricerca accademica e istituzioni pubbliche attorno a una visione condivisa. Karé nasce come luogo dedicato ai ragazzi che più facilmente rischiano di restare ai margini, con l’obiettivo di ridare loro centralità attraverso relazioni significative, opportunità formative concrete e occasioni di crescita personale.

Il progetto si rivolge in particolare ai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) inseriti nei circuiti governativi della Città Metropolitana di Bologna, ai ragazzi seguiti dall’USSM – Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni in fase di messa alla prova o misura alternativa, e più in generale agli adolescenti del territorio metropolitano. Per i ragazzi in carico all’USSM è prevista anche l’attivazione di doti educative ad hoc per percorsi individualizzati, in sinergia con le risorse e i servizi già attivi sul territorio.

All’inaugurazione ufficiale martedì 10 marzo hanno preso parte numerose autorità istituzionali e religiose, tra cui Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, Marco Rossi Doria, presidente di Impresa sociale Con i Bambini, Matteo Lepore, sindaco di Bologna, Luca Rizzo Nervo, delegato della Regione Emilia-Romagna per le politiche migratorie, oltre al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni Giuseppe Di Giorgio e alla presidente del Tribunale per i Minorenni Gabriella Tomai. A fare gli onori di casa il presidente di DoMani, Angelo Dattilo.

“È molto importante agganciare i ragazzi partendo dalla loro volontà – ha sottolineato il sindaco Matteo Lepore – Dobbiamo inserirli nel lavoro, nella formazione e nella scuola. Sono ragazzi non seguiti dai propri genitori e si trovano in un Paese nuovo. Se vogliamo sottrarli alla criminalità e allo spaccio dobbiamo offrire alternative concrete e convincerli che questa è la strada giusta, partendo dalle loro volontà e dalle loro abilità”.
Anche l’Arcivescovo Matteo Maria Zuppi ha evidenziato il valore dell’iniziativa: “Sono contento e mi piace questo metodo, perché qui si capiscono i problemi e si trovano risposte. Nessuno ha la soluzione da solo e dobbiamo molto agli educatori, che danno tanto e prendono poco”.

 

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