Crescere Nonostante: nel 2026 un modello educativo sempre più integrato tra carcere, territorio e comunità

Nel 2026 “Crescere Nonostante”, il progetto promosso da CEIS A.R.T.E. nell’ambito del bando Liberi di Crescere dell’impresa sociale Con i Bambini, sta vivendo una fase di forte consolidamento. L’iniziativa, dedicata al sostegno del legame tra genitori detenuti e figli, ha ampliato le attività negli istituti penitenziari di Modena e Bologna, coinvolgendo oggi 55 minori, 20 dei quali stranieri, un centinaio di genitori e 32 tra insegnanti ed educatori dei servizi. La crescita delle prese in carico e l’avvio di nuove azioni educative segnano il passaggio da progetto sperimentale a modello strutturato, capace di integrare giustizia riparativa, comunità e sostegno familiare.

Per il responsabile del progetto, Davide Nora, “l’educazione diventa uno spazio di riconoscimento e di partecipazione. Il percorso non può essere affidato ai singoli individui: scuole, servizi sociali, associazioni, istituti penitenziari, università e Terzo settore devono condividere una responsabilità comune, contribuendo a creare contesti accoglienti e opportunità concrete”.

Nora definisce il progetto come un “ponte riparativo: l’intervento non si concentra sul reato, ma sulle possibilità di crescita dei figli e delle famiglie coinvolte. L’obiettivo è ricostruire legami e creare occasioni di partecipazione che consentano ai minori di non essere definiti dalla condizione detentiva del proprio genitore”.

Tra le novità del 2026, lo sviluppo del “Lunedì dei legàmi” a Modena, il presidio educativo alla Dozza di Bologna e il documentario sociale che verrà girato nei due istituti per offrire uno sguardo autentico e non giudicante sui gruppi di sostegno alla genitorialità e sui laboratori di arte terapia, raccontando da vicino le esperienze dei genitori detenuti e dei loro figli. Sarà diffuso sui canali del Gruppo CEIS e dei partner del progetto, e potrà essere utilizzato come strumento didattico in contesti scolastici e universitari, contribuendo a sensibilizzare la comunità sul tema della povertà educativa minorile e del sostegno alle famiglie coinvolte nella detenzione di un genitore.

All’interno degli istituti, l’educatrice CEIS Francesca Borriello, assieme a Lucia De Benedetti, conduce i gruppi di genitorialità a Modena. “La partecipazione ai gruppi maschili è cresciuta in modo significativo – sottolinea – a una media iniziale di sei partecipanti si è passati stabilmente a incontri tra i dodici e i venti detenuti. Un aumento che riflette il passaparola interno e una collaborazione sempre più solida con l’area trattamentale. Ed è da qui che è nato il ‘Lunedì dei legàmi’, una delle novità più rilevanti dell’anno. Portiamo fuori dal gruppo il lavoro fatto finora, mettendolo alla prova nella relazione reale. Nell’area verde dell’istituto, genitori detenuti e figli condividono attività ludico ricreative guidate dalle educatrici: un passaggio decisivo dal riflettere sul proprio ruolo al viverlo concretamente. Sul fronte femminile, la situazione è più fragile a Modena, segnata da vissuti di colpa e stigma legati alla maternità in carcere; per questo le educatrici stanno valutando un formato cineforum che usi il film come mediatore. A Bologna, invece, il gruppo femminile procede con continuità e registra una media stabile di dieci partecipanti”.

Borriello sottolinea l’aspetto più innovativo del progetto: “Della genitorialità in carcere non si occupa nessuno in modo specifico. Noi restituiamo ai detenuti un’identità che va oltre la pena. Mantenere i legami familiari migliora la qualità della detenzione e riduce il rischio di recidiva”.

La componente territoriale del progetto è seguita da Valeria Randighieri, che evidenzia il cambio di paradigma introdotto da “Crescere Nonostante”: “Costruiamo due percorsi distinti ma connessi: uno per il genitore ristretto e uno per la famiglia all’esterno. L’obiettivo è preservare il legame familiare e trasformarlo in un’opportunità di crescita per l’intero nucleo”.

Randighieri sottolinea inoltre come “La riqualificazione degli spazi dedicati agli incontri, pensata come scelta educativa per rendere il colloquio un momento realmente significativo. Accanto alla componente educativa, il progetto si fonda su un asse psicologico guidato dalla dott.ssa Giulia Esposito, che accompagna genitori detenuti, figli e caregiver nel lavoro emotivo e relazionale, il supporto psicologico rafforza la comunicazione familiare e sostiene il legame affettivo, un fattore di protezione decisivo per tutto il nucleo. Decisivo è inoltre il raccordo con il territorio modenese, abbiamo costruito una rete solida tra istituti penitenziari, servizi sociali, UEPE e Terzo settore. La continuità educativa è il valore aggiunto del progetto. Il prossimo passo sarà investire sulla formazione congiunta degli attori della rete – scuola, servizi sociali, volontariato, Polizia penitenziaria e operatori – per costruire un linguaggio comune e aprire sempre di più il progetto alla comunità”.