Auguri di Buona Pasqua, per percorrere i sentieri della pace

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. È l’annuncio proclamato dal profeta Isaia ben 2.740 anni fa che interpella oggi, più che mai, anche noi.

Sta succedendo l’esatto contrario: non solo le armi non vengono trasformate in strumenti per il benessere di ogni uomo, ma una tecnica sempre più sofisticata è al servizio della costruzione di armi distruttive che colpiscono con precisione impressionate perfino obiettivi civili.

Nel linguaggio pubblico poi, sia politico che sociale, trionfano sempre più, espressioni di aggressività e violenza alle quali non eravamo abituati. Come dire che non solo sembra che il cuore dell’uomo non cambi mai, ma che addirittura peggiori, anche quando la conoscenza scientifica fa passi strabilianti. Il profeta ci esorta a cambiare il cuore per camminare nella via di Dio e percorrere i suoi sentieri, quelli della pace.

Per ascoltare e praticare il suo invito, in un periodo complesso come il nostro, difficile da attraversare, abbiamo bisogno di riferimenti affidabili. Ci viene incontro Gesù che subisce in croce, proprio per solidarizzare con noi, uno sconvolgimento ben più oscuro e doloroso del nostro. Grida così la sua esasperazione rivolgendosi al Padre: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”

Ma non ne rimane annientato o intrappolato. Apparentemente sconfitto, giusto condannato ingiustamente, pietra angolare scartata dai potenti e da chi aveva una concezione della religione troppo formale, poco disposta come Lui all’incontro preferenziale con chi è vulnerabile, si è smarrito o ha sbagliato, scrive nella tenebra più fitta parole di luce. Per nulla condizionato dal male ricevuto, dall’alto della croce perdona i suoi crocifissori e chi è condannato accanto a Lui. Poco prima, durante la cena, aveva detto ai suoi discepoli: “nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i propri amici”. Un amore vissuto oltre ogni misura, che vince i secoli e che la morte non può reprimere, amore che siamo invitati ad accogliere e trascrivere nelle nostre storie personali, relazionali e nel contesto civile e globale in cui viviamo. Solo così sarà di nuovo Pasqua di risurrezione.

Padre Giuliano Stenico