18 Aprile 2024
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L’attenzione alle donne, alla loro fragilità – che non è caratteristica peculiare, ma dettata da condizioni esterne di mancate tutele – è un tema molto “caro” alla Fondazione CEIS.

Oltre alle ragazze madri con problemi di dipendenza, seguite nella Comunità Casa Mimosa, esiste una fragilità femminile a volte legata proprio all’essere madri e/o mogli, nel complesso e spesso doloroso rapporto con uomini che non hanno compreso il proprio ruolo.

Per questo sono nate le “Comunità madre-bambino” e gli appartamenti ad “alta autonomia”, di cui ci parla Gianluca Francia, coordinatore dell’Area: “Sono diverse le sedi CEIS che si occupano di interventi rivolti a madri con figli. In Comunità si prevede un primo lavoro di accoglienza: chi entra in struttura, anzitutto, si deve sentire a casa e percepirla come un luogo sicuro, dove si è affiancati da operatori a cui si può affidare. I modelli teorici di riferimento sono quello sistemico-relazionale e la teoria dell’attaccamento. Viene stilato un progetto di vita per la madre, lavorando sulle autonomie, e un progetto educativo individualizzato per il minore”.

Ci sono poi esperienze molto particolari come il Centro di Accoglienza Notturno “Le Cento Lune” attivo a Parma ormai da 2005 di cui Ada Liuzzi, che ne è responsabile, illustra le finalità a tutela di donne sfrattate o che si allontanano dal nucleo familiare. “La particolarità di Le Cento Lune è quella di occuparsi di una grande varietà di ospiti, fasce di popolazione molto fragili ed esposte. Madri con bambini in difficoltà, donne sole, ma anche prostitute, vittime della tratta, persone con dipendenze agli esordi o disturbi psichiatrici”.

È però grazie all’Associazione “Marta e Maria” che la Fondazione si è avvicinata ad un altro tema sensibile: quello della “tratta di esseri umani” legata allo sfruttamento sessuale. Un’esperienza che illustra don Domenico Malmusi, fondatore e presidente dell’Associazione, ora all’interno del Consorzio Gruppo CEIS. “Cominciammo andando alla ‘Bruciata’, dove a quei tempi c’erano tante ragazze che venivano dall’Africa. Successivamente sono arrivate le giovani dell’Est. Non sapevamo bene come fare per renderci utili, semplicemente avevamo l’entusiasmo e la convinzione di chi dice ‘adesso comincio a fare qualcosa’. Portavamo un bidone di caffellatte, che noi chiamavamo cappuccino, con qualche biscotto. Ed era la scusa per ‘attaccare bottone’ con queste ragazze…”.

Le donne adulte sono accolte presso una serie di appartamenti protetti, ma vittime della “tratta” spesso sono anche le minorenni: per questo nasce l’esperienza della Comunità educativa femminile La Coccinella, specializzata nel rispondere a questo tipo di bisogno. La responsabile Carmen Andoni: “La nostra è una struttura residenziale femminile con possibilità di attivare interventi ad alta intensità educativa. Ospita ragazze in situazioni di disagio o per inadeguatezza genitoriale, in particolare con disturbi psicopatologici o che hanno subito abusi, maltrattamenti e violenze. Qui cerchiamo di condurre una vita il più normale possibile, tra scuola, incontri, incombenze quotidiane in comunità. I due anni di pandemia, con tante restrizioni, hanno pesato parecchio, ma all’insegna del motto ‘una per tutte, tutte per una’, ce la siamo cavata discretamente bene”.

 

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