18 Aprile 2024
Home > Interventi psico-sanitari minori e adulti > “Qui, dove si misurano anche i respiri…”: l’esperienza di Eureka
Martina Bottazzi

di Martina Bottazzi*

A Bologna abbiamo varie Comunità che ospitano minori italiani e stranieri, maschi e femmine. Le specificità di ogni Comunità sono un po’ il nostro punto di forza, perché il progetto viene costruito sul minore all’interno di una struttura che ha le caratteristiche idonee per accoglierlo.

I numeri sono importanti, perché abbiamo Comunità che hanno anche 20 ospiti e altre che ne hanno meno di una decina. Dipende sempre da cosa richiede il progetto individualizzato.

Proprio per rispondere alla crescente complessità del sistema e ai nuovi “bisogni” dei ragazzi, è nata la Comunità Eureka a Bologna, in via Massarenti. Inaugurata nel 2019, in sostituzione della Comunità San Martino, ospita solo minorenni maschi.

Parliamo, essenzialmente, di “bisogni” che riguardano giovani ospiti seguiti, in maniera sempre più consistente, dei servizi di Neuropsichiatria.

Eureka ci consente di lavorare su più fronti: abbiamo il neuropsichiatra così come la psicoterapeuta, in aggiunta a una forte presenza educativa specializzata nell’accoglienza di ragazzi che mostrano comportamenti dirompenti, autolesivi, con situazioni familiari “al limite” e violente.

La Comunità, infatti, risponde alle richieste di accoglienza da parte dei servizi sociali e sanitari e del Centro di Giustizia Minorile relative ad adolescenti sempre più compromessi sul piano psicologico e comportamentale. Vuole essere un pezzetto del sistema di accoglienza e tutela minori, capace di riattivare negli ospiti traiettorie di vita positive e di cura, onde evitare la cronicizzazione del disagio nel sistema degli adulti.

Quello che ci piace dire ad Eureka è che “qui si misurano anche i respiri”. La differenza con altre Comunità educative è proprio il tipo di approccio relazionale.

I ragazzi sono solo 9, gli educatori molti, perché abbiamo bisogno di creare relazioni intense; per molti minori sono le prime relazioni “positive”. Ciò che viene proposte è “altamente calibrato” rispetto al bisogno e alle esigenze dei ragazzi. Parliamo infatti di un “range” di età piuttosto ampio, dai 12 ai 18 anni, e nulla di ciò che avviene ad Eureka è casuale.

La mia esperienza al CEIS è cominciata dopo la laurea in Psicologia, con il tirocinio alla Comunità La Torre e quindi a Casa Mimosa. La firma del primo contratto è stata un’esperienza indimenticabile. Da subito mi sono sentita come a casa mia, parte di un tutto. Da allora ad oggi sono cambiate tante cose, ma anche noi siamo riusciti a cambiare ed è stata questa la ricetta vincente del CEIS.

Quando sono entrata c’erano solo tre strutture, oggi sono tantissime. Il lavoro è cambiato, anche noi lo siamo e siamo riusciti a stare non tanto al passo con i tempi, quanto con i bisogni.

Anche la mia vita è cambiata: sono passata dall’Area tossicodipendenze ai minori.

Ricordo, nel 2004, l’apertura della comunità Zenit: era febbraio, faceva un gran freddo, non avevamo neppure i vetri a tutte le finestre, ma le riunioni dell’équipe si svolgevano con regolarità.

È stato molto bello, e importante, creare rapporti profondi con la comunità di Bazzano, in Valsamoggia. La collaborazione con il mio vice, Francesco Odorici, è stata di assoluta sintonia.

Anni di lavoro meravigliosi, con una grandissima formazione sul campo. Senza mai la presunzione di saperne più dell’ospite che arrivava.

Si raccoglieva un bisogno e si interveniva: nell’adolescenza, si semina ma non vedi il raccolto. Lo dico sempre ai miei colleghi: tu lancia un seme, forse un giorno qualcosa tornerà”.

Sono quindi passata ad Oikos, Comunità femminile nel centro storico di Bologna. Con Maria Palladino e altre colleghe sono stati anni molto intensi, forti, che mi hanno ulteriormente formata e resa in grado di lavorare con estremo profitto in équipe.

È quindi seguito il coordinamento dell’Area minori di Bologna. Tanti i progetti nati: per i minori stranieri, gli adolescenti, i disabili…

Mi piace guardarmi attorno, capire ciò di cui necessita la gente e trovare un modo efficace per darlo. Con il proposito, quando si conclude un’esperienza, di aver lasciato qualcosa.

Correttezza, concretezza e coerenza sono le caratteristiche dei nostri servizi e i valori attorno a cui si muove l’équipe. Ci si confronta, si progettano e si realizzano gli interventi insieme, come un collettivo.

Un secondo aspetto importante che il mio ruolo richiede è saper delegare, controllando da lontano, così da far sentire la persona coinvolta responsabilizzata e protetta nello stesso tempo.  Ma sul campo, con i ragazzi, ci sono gli operatori. Non mi sostituisco mai a loro, io sono “con loro”.

L’altro grande impegno, come coordinatore, è quello del rapporto con i servizi, oggigiorno molteplici. Occorre saper tirare le fila, riannodare il senso di ogni storia e intervento. Essere una certezza per gli altri, anche prendendo l’auto e viaggiando per centinaia di chilometri, nonostante le opportunità che forniscono le tecnologie.

Essere disponibili e la capacità di lavorare in team sono segni fondamentali di responsabilità e di credibilità.

I minori sono una grande sfida, soprattutto adesso che mostrano enormi fragilità. La sfida è essere presenti perché attorno a loro stanno scappando tutti: la famiglia, la scuola, i vecchi punti di riferimento.

Noi, invece, vogliamo e dobbiamo esserci. Dapprima sarai considerato come uno sconosciuto, poi ti apriranno una porta, se va bene ti sentiranno come una famiglia.

*Coordinatrice Area Minori Bologna