Pubblichiamo di seguito l’intervento di Luciano Squillaci, presidente della FICT (Federazione Italiana Comunitá Terapeutiche) apparso sul quotidiano L’Avvenire di Domenica 24 giugno. 

 

26 Giugno 2018, Giornata mondiale contro la droga


Ci troviamo di fronte ad uno Stato colpevolmente ignavo, in vergognoso silenzio, ormai assuefatto al grido di dolore di migliaia di persone e delle loro famiglie.

Il 26 giugno, giornata mondiale di lotta alla droga, dovrebbe essere un’utile occasione per fare il punto sul lavoro fatto e per programmare gli obiettivi futuri.

Ed invece, anche quest’anno, possiamo solo testimoniare il fallimento di un sistema di cura e di contrasto, che un tempo rappresentava un modello per l’intera Europa, e che oggi si manifesta in tutta la sua inadeguatezza, arretrato, ingessato, disegnato da una normativa di quasi 30 anni fa, incapace di rispondere alle necessità di un fenomeno in rapida e costante evoluzione.

pasqua del migranteSegen, ragazzo eritreo di 22 anni muore per denutrizione, appena sbarcato, sotto gli occhi sconvolti dei soccorritori, impossibilitati a salvare un giovane, reo di aver perseguito il sogno di una vita migliore.

Trentacinque chili di peso, un metro e settanta di altezza, completamente debilitato, il migrante economico muore di fame appena giunto nella terra promessa. È uno dei tanti disperati transitati nei campi di detenzione libica, finanziati da noi. Un pasto di riso al giorno, stipati in stanzoni talmente affollati da calpestarsi per arrivare a prenderne un pugno di cibo, spesso avariato. E se non c’è acqua si beve l’urina.

Siamo contemporanei di Auschwitz, consapevoli e consenzienti. Non vi è presa di posizione da parte di nessuno. Dopo aver disastrato la loro casa, continuiamo a farlo per miopi interessi. Ma non basta, la richiesta dei cittadini europei e della maggior parte degli italiani è di agire senza pietà, ricacciando indietro tutti.

Ciò che importa è una illusoria sicurezza costruita sull’indifferenza e la menzogna, aggrappati ad un benessere che da solo non può dare significato ad esistenze frustrate che misurano il proprio valore dall’abbondanza e consistenza dei beni a loro disposizione.

È urgente aprire il cuore alla compassione per non perdere l’anima. Occorre alzare gli occhi al crocifisso che ha scelto di morire respinto, condannato e maledetto, solidale con i crocifissi di tutti tempi. Ci salva lasciarci colpire e inquietare dal suo sguardo, interrogare dal suo volto sfigurato per riacquistare fiducia, coraggio e creatività sempre, soprattutto nelle situazioni personali difficili e in quelle sociali complesse.

Solo la compassione può liberarci dalla paura, dalla grettezza, dall’insensibilità e rendere le nostre relazioni più vere e affidabili e il nostro vivere sociale più solidale. Il resto è solo illusione.

È questo il tempo della testimonianza personale, condivisa da pochi, resa in comunione con il crocifisso che ora come allora muore solo, certi però che con Lui la risurrezione verrà.

Buona Pasqua

firma giuliano