Abbiamo chiesto all'operatrice Irene di di dirci cosa c'è alla base del progetto MOSAICO Rap.

Ci ha risposto con una parola: "Il cibo". Questo è il tema che abbiamo scelto, dice Irene, con i ragazzi della scuola Mosaico per presentarci al premio Bonacci Italians, concorso internazionale indirizzato agli studenti stranieri di italiano. Mosaico, per chi non lo sapesse, è il corso di alfabetizzazione L2 che CEIS svolge quotidianamente al Villaggio del Fanciullo per i ragazzi MSNA del progetto FAMI minori e SPRAR minori.

Ma come si è sviluppata questa idea le abbiamo chiesto: "In un primo momento i ragazzi hanno espresso liberamente i loro pensieri e le loro emozioni sul perché sono venuti in Italia, su cosa hanno lasciato nel loro paese e su cosa hanno trovato qui. Quindi c’è stato uno ”brainstorming” sul lessico del cibo conosciuto da loro, seguito da una raccolta di opinioni e gusti sulle abitudini alimentari italiane. Abbiamo poi scelto nomi di piatti e alimenti provenienti dai paesi di origine degli studenti e abbiamo cercato parole che facessero rima con quelle trovate in precedenza.

L’Europa ha firmato un trattato per sostenere i libici nel contenere l’immigrazione dall’Africa sub sahariana. Senza chiedere sufficienti garanzie di controllo umanitario, ha stanziato ingenti risorse per finanziare i campi profughi dove di norma le persone accolte vengono umiliate, picchiate e torturate.
Siamo contemporanei dell’orrore, complici di disumanità, grazie anche al disimpegno compiacente degli organi di informazione. E’ l’inverno della mente e del cuore. E’ il trionfo dell’ipocrisia e della banalità del male, quello che nasce dalla nostra ordinaria indifferenza, dalle nostre stupide paure.
Eppure Gesù sta lì crocifisso, sempre più solo. Torturato tra i torturati, perseguitato politico tra i perseguitati politici, condannato a morte tra i condannati dall’ingiustizia della vita. Ci guarda e ci inquieta. Non permette alla nostra coscienza di accomodarsi dentro la precaria serenità della nostra grettezza.
Sta lì e ci guarda con il suo volto sfigurato, in una attesa accorata.
Nei suoi occhi non c’è traccia di disperazione. Prevale la fiducia nel Padre, nonostante l’apparente abbandono. Negli spasimi della morte, vince la disponibilità, l’accoglienza, la condivisione e il desiderio che ogni uomo ritrovi sé stesso. Il suo compagno di pena lo sente lo invoca, si rappacifica con sé e con la vita.