A Pellegrino Parmense una struttura d’accoglienza per combattere anoressia e bulimia. Un progetto del Gruppo CEIS e dell’associazione Sulle ALI delle MENTI

Residenza In VoloUn luogo di accoglienza e riabilitazione, dove le persone che soffrono di disturbi alimentari possono raccontarsi e confrontarsi, senza sentirsi giudicate. È la residenza In Volo - Disturbi alimentari, la struttura opera sulle colline di Pellegrino Parmense, in un ex albergo ristrutturato per offrire agli ospiti un ambiente accogliente e familiare, con venti posti residenziali. Il progetto nasce dall’incontro tra il Gruppo CEIS e l’associazione Sulle ALI delle MENTI che dal 1999 riunisce un gruppo di volontari ed ex utenti che hanno sofferto di anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari legati al cibo.

In Volo - Disturbi alimentari è la prima struttura socio-riabilitativa della regione che in collaborazione con i servizi territoriali offre accoglienza residenziale pre o post trattamento ospedaliero per questi disturbi. In Italia infatti il trattamento è ambulatoriale, ospedaliero per le acuzie (pericolo di vita) e extraospedaliero intensivo o riabilitativo, con solo una decina di strutture (pre o post acuzie) in tutto il Paese, un numero del tutto insufficiente rispetto alle necessità reali. Per questo l’apertura di una struttura di questo tipo in Emilia-Romagna è un passo importante per la lotta ai disturbi alimentari.  

Secondo dati ministeriali ne soffre il 10% della popolazione femminile. “La comparsa è sempre più precoce, anche su bambine di 9 anni”, racconta Giuseppina Poletti, presidente dell’associazione Sulle Ali delle Menti. “Prevale la bulimia (70% dei casi), meno evidente perché non incide sul peso, ma che si può portare avanti per molti anni. È in crescita l’alimentazione compulsiva, di chi risponde a ogni problema con il cibo, e tra i maschi la vigoressia, ovvero l’ossessione per lo sviluppo muscolare e la palestra”. Alla base vi sono fragilità psicologiche su cui incidono condizionamenti culturali come la pressione sulla bellezza: “Va smitizzata l’idea che sia sempre colpa delle madri. C’è chi ha situazioni famigliari critiche, ma non è sempre così”.

Sono ancora tanti secondo Giuseppina Poletti i pregiudizi sui disturbi del comportamento alimentare: “C’è chi li considera delle fissazioni e chi, pensando di aiutare, esorta le ragazze anoressiche a mangiare perché in Africa c’è chi muore di fame. Per chi ne soffre è devastante, perché aumenta il senso di colpa”. La residenza nasce così dalla necessità di un luogo dove essere accolti. “Spesso chi è in questa condizione si vergogna e ha una bassa autostima, viene ricoverato più volte, entra ed esce dall’ospedale. È importante essere circondati da persone che non giudicano”.

L’approccio scelto è quello dell’Asl di Portogruaro, che lavora su pazienti stabilizzati con lo strumento dell’alimentazione progressiva, basata sulla contrattazione quotidiana tra medico e paziente sulla propria alimentazione per raggiungere una maggiore stabilità corporea. Si lavora anche con i famigliari, sia in gruppi misti, sia solo con la famiglia, per interventi informativi e formativi. L’équipe, guidata da Franco Giubilini, ex direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Parma, è formata da due medici (uno psichiatra e un internista), tre psicologi, un’infermiera, una dietista, un’educatrice, sei operatrici e due tecnici.

Tante le attività, come musicoterapia, teatroterapia, yoga, meditazione, pet therapy, training autogeno insieme alle associazioni locali, mentre chi va a scuola, grazie a internet può continuare a seguire le lezioni a distanza. Sono tre le ragazze accolte da luglio e due quelle in arrivo, tra cui una di 16 anni.  Essendo convenzionata con il Servizio sanitario, il canale d’accesso alla struttura è la Ausl del territorio di residenza.

Informazioni su www.involodca.it.