Di Padre Giovanni Mengoli S.C.J.
Presidente Consorzio Gruppo CEIS

migranti
In occasione della Giornata internazionale dei rifugiati indetta dalle Nazioni Unite per il 20 GIUGNO vogliamo fare un attimo il punto sul progetto che il CEIS ha deciso di avviare da Aprile di quest’anno, allargando anche agli adulti l’accoglienza che fino ad oggi riservava solo ai minori stranieri non accompagnati. Abbiamo chiesto a padre Giovanni Mengoli presidente del Consorzio Gruppo CEIS di raccontarci quale è la Vision del nostro lavoro coi richiedenti asilo.
“L'impegno del CEIS nell'accoglienza dei migranti adulti si accompagna anche all'ambizione di poter offrire un modello di accoglienza che aiuti ad uscire dall'emergenza che il nostro paese sta vivendo. Sappiamo che non sarà facile dato che la pressione quotidiana degli sbarchi impone ai gestori, e quindi anche al CEIS, di individuare sempre nuovi posti e non lascia tanto spazio per progettare qualcosa di differente, ma vogliamo ugualmente provarci!

In una gestione emergenziale dell'accoglienza infatti, talvolta, l'unico interesse del governo è individuare nuovi posti dove inserire le nuove persone che periodicamente vengono ripartite sui territori, secondo le quote regionali, dal momento che i posti in convenzione sono sempre saturi, dal momento che i tempi necessari per le pratiche di riconoscimento della richiesta di asilo finiscono per tenere occupato un posto anche fino a due anni.
Si è così finito per strutturare un sistema di accoglienza con una serie di diritti uguali per tutti, ma con poca spinta affinché le persone accolte siano accompagnate a far evolvere la propria situazione di vita, inducendo così in loro una mentalità assistenzialistica, e finendo per indurre nell'opinione pubblica l'idea che i migranti non hanno voglia di fare nulla.
L'idea del CEIS è di provare a costruire un sistema di accoglienza "premiale", pensato anche per step sucessivi, in modo che gli accolti (a parità di uguali condizioni sanitarie) abbiamo chiaramente idea che a fronte di un impegno crescente del loro percorso di integrazione, corrisponderanno opportunità maggiori.
Un primo elemento riguarda l'alfabetizzazione: vogliamo che tutti gli accolti sentano come obbligatorio l'impegno nell'imparare l'italiano, da svolgersi fino a 10 ore alla settimana con almeno 3 livelli di apprendimento (analfabeti, base, avanzato), in sedi che non siano i luoghi di accoglienza, in modo da favorire nei migranti l'uscita di casa per un progetto finalizzato al loro percorso di integrazione.
Inoltre, in collaborazione con le varie associazioni locali o caritas parrocchiali dove si trovano le sedi di accoglienza, si vogliono stipulare dei protocolli di convenzione con i comuni dove sono ubicati i centri, per definire una serie di lavori "socialmente utili" (pulizia di parchi, strade, luoghi comuni) nei quali impegnare i migranti per alcune ore del giorno. Crediamo che questo elemento porti con se un duplice risvolto positivo: favorire l'impegno nella quotidianità e migliorare la percezione che l'opinione pubblica ha nei confronti delle persone che si accolgono.
Ancora stiamo cercando di organizzare, con la supervisione degli operatori, i vari gruppi di migranti nelle varie strutture valorizzando le competenze dei vari ospiti rispetto alla gestione della casa (preparazione pasti, piccoli lavori manutenzione, gestione dispensa, sartoria) in modo che ci siano dei referenti per ogni settore che ne siano responsabili. Questa organizzazione della casa potrebbe poi essere propedeutica ad individuare delle vere e proprie "squadre" di lavoro coordinate da dei tutor che possano mettere a servizio del sistema di accoglienza complessivo le competenze pregresse e apprese (squadra manutenzione, squadra pulizie, squadra sartoria ecc...)
Un altra idea che stiamo cercando di avviare riguarda la possibilità di dedicare una quota del budget che la Prefettura riconosce per l'accoglienza per l'attivazione di tirocini formativi a favore dei migranti che si sono maggiormente contraddistinti nell'impegno verso le proposte che sono state loro fatte. Questo può avvenire sfruttando le competenze in merito di CEIS Formazione (bilancio di competenze, ricerca attiva del lavoro, individuazione di azienda nella banca dati, attivazione del tirocinio), Si tratta di tirocini che potrebbero anche avere uno sbocco occupazionale vero e proprio.
Come detto non sarà facile, ma sentiamo forte il dovere morale di non stare solo alla finestra ad osservare, ma di impegnarci concretamente per l’accoglienza ma anche per una giusta integrazione.”