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Siamo immersi in un silenzio assordante…
Di droga non si parla più, quasi fosse un problema superato, o molto peggio, non fosse più un problema. E di contro gli ultimi dati ci riportano un costante aumento dell’uso di sostanze ed in particolare tra i giovani. Tra gli studenti 1 su 5 dichiara di aver usato almeno una volta cannabis o altre droghe cosiddette leggere, e di questi i ¾ si dichiarano consumatori abituali. Ma tra i giovani tra i 15 ed i 19 anni circa il 4% dichiara di aver usato la cocaina, e quasi il 3% dichiara di aver assunto sostanze senza neanche sapere quali fossero. Il tutto mentre se da un lato le smart drugs aprono nuove frontiere “futuristiche”, dall’altro a fargli da contraltare assistiamo ad una pericolosa recrudescenza dell’eroina…


Tutto il contesto sociale di questi anni sembra ritenere il consumo di sostanze una condotta "condivisa" dalla maggioranza della popolazione soprattutto giovanile, ed anche le nuove proposte di legge circa la legalizzazione della cannabis, sembrano andare verso la normalizzazione dell'uso di sostanze. Ci sembra di cogliere in generale, da parte delle istituzioni e della stessa società civile, una sorta di resa che rischia di non tener conto delle necessità di tutelare la salute e il benessere dei giovani. Un generale disinvestimento, non solo sotto il profilo delle risorse economiche, ma soprattutto di valide proposte educative, che rischia di portare a conseguenze nefaste.
Di qui la necessità di un forte rilancio dei temi educativi, a partire dalle relazioni comunitarie, oggi vera e forse unica possibile risorsa per arginare la solitudine figlia dell’individualismo ormai imperante.
Educare alla relazione, educare alla comunità ed educare la comunità a prendersi cura delle fragilità che crea . La dipendenza da sostanze non è un dato assoluto ed immodificabile, normalizzarlo non è vincente . Educare le persone a credere sempre possibile un miglioramento della loro vita di fronte alla fragilità e al disagio. Promuovere la cultura che mette al centro la persona, la sua “bellezza” e la sua straordinaria unicità. La persona, che riconoscendo ed accogliendo la propria fragilità, è capace di farne tesoro per arricchire la società in cui vive: negare questa visione significa negare il nostro futuro, negare il futuro della stessa comunità.