L’Europa ha firmato un trattato per sostenere i libici nel contenere l’immigrazione dall’Africa sub sahariana. Senza chiedere sufficienti garanzie di controllo umanitario, ha stanziato ingenti risorse per finanziare i campi profughi dove di norma le persone accolte vengono umiliate, picchiate e torturate.
Siamo contemporanei dell’orrore, complici di disumanità, grazie anche al disimpegno compiacente degli organi di informazione. E’ l’inverno della mente e del cuore. E’ il trionfo dell’ipocrisia e della banalità del male, quello che nasce dalla nostra ordinaria indifferenza, dalle nostre stupide paure.
Eppure Gesù sta lì crocifisso, sempre più solo. Torturato tra i torturati, perseguitato politico tra i perseguitati politici, condannato a morte tra i condannati dall’ingiustizia della vita. Ci guarda e ci inquieta. Non permette alla nostra coscienza di accomodarsi dentro la precaria serenità della nostra grettezza.
Sta lì e ci guarda con il suo volto sfigurato, in una attesa accorata.
Nei suoi occhi non c’è traccia di disperazione. Prevale la fiducia nel Padre, nonostante l’apparente abbandono. Negli spasimi della morte, vince la disponibilità, l’accoglienza, la condivisione e il desiderio che ogni uomo ritrovi sé stesso. Il suo compagno di pena lo sente lo invoca, si rappacifica con sé e con la vita.

In Gesù non vi è un moto di rifiuto o di rabbia. Perdona i suoi crocifissori, apre per loro la strada della riconciliazione. Il suo è un amore invincibile, più forte delle schegge di morte che spesso ci abitano e che rischiano di diventare prassi sociali
La risurrezione è questo modo di sentire e di agire, un seme di vita, che nessuna morte può soffocare. Se lo facciamo nostro, scegliendo Gesù come amico, guida e compagno di viaggio, continueremo a lottare amare e sperare, vivremo ogni giorno la luce della risurrezione.

Buona Pasqua!

p. Giuliano Stenico