La paura è salutare quando ci fa presagire il pericolo per evitarlo o affrontarlo dopo averlo valutato, ma se diventa ansia o panico fa perdere lucidità, genera scelte convulse e avventate. Non è distruggendo chi ci fa paura che troveremo stabilità e sicurezza. La forza anche se usata per contenere violenza, può dare solo un sollievo passeggero, una sensazione di controllo degli eventi che si rivelerà ben presto illusoria. Nei tempi lunghi, la violenza genera inevitabilmente altra violenza. Ci si incaglierà ancora una volta, ci si perderà in un labirinto senza uscite, alimentando una "guerra a pezzi".

Le vicende dell'Afghanistan, dell'Iraq e della Libia lo dimostrano. Ma pare che la storia non ci insegni mai nulla. La magia del Natale non è una poesia inutile, una favola per alimentare un idealismo inconcludente, è la forza interiore che resiste ed opera anche nelle perturbazioni più devastanti. È una luce che si accende nelle tenebre del mondo, minacciata subito dal potente di turno. Gesù nasce in viaggio, tra chi non ha posto, vittima del sopruso di un potere arrogante. Accoglie nei pastori gli esclusi e i migranti di ogni tempo, nei magi i rappresentanti di tutte le nazioni. Ci chiede di inventare prassi di inclusione e di lottare per costruire, nonostante tutto, la famiglia umana con le armi del dialogo e dell'incontro. È la via dell'umiltà e della mitezza consapevolmente tracciata come alternativa all'arroganza e ad una supponente efficienza. Esige la conversione del cuore per scorgere oltre l'orizzonte immediato un futuro diverso a misura d'uomo, secondo il volto di Cristo. Dona la calma e la pazienza per tracciare  nel quotidiano, valorizzando ogni uomo, la via della pace.